mercoledì 7 aprile 2010

SIAMO LE PAROLE CHE USIAMO

Pubblico il testo di un articolo di Giovanna Zucconi per il primo numero della "valigia blu":


La televisione è accesa. “Donna uccisa dal marito. Delitto passionale”. In che senso? La passione non c'entra niente, delitto possessivo, semmai, delitto proprietario. Un aggettivo sfocato può provocare una catastrofe del significato. Se il delitto è passionale, è anche caldo e generoso, giustificabile quasi.

Attenzione. Le parole sono creature delicate. Ogni giorno, tutto il giorno, intorno a noi vengono violentate. Per sciatteria, per malafede, o per veri e propri crimini. Non linguistici: politici. Chi maltratta quello spazio condiviso che è il linguaggio, maltratta la comunità, la cosa pubblica. Anche usarle con cura è politica. Quella vera, quella che possiamo e dobbiamo fare tutti.

Dicono: la politica ormai è comunicazione. Appunto! È attraverso la comunicazione che vogliamo fare politica. Cambiamo il linguaggio, creiamone uno più limpido e più creativo, maneggiamo con cautela quella cosa fragile e preziosa che sono le parole. Ce le sciupano, ce le scippano ogni giorno. “Roma ladrona”. “Nano di merda”. Le parole definiscono chi le usa. Noi siamo le parole che usiamo. Siamo anche, purtroppo, le parole che ascoltiamo: gli insulti, le bugie, le inesattezze, le manipolazioni, e quella presunta schiettezza popolana che è, forse, il più adulterato dei linguaggi.

La gente”: quante mostruosità vengono compiute, in nome della gente? Ribaltiamogliele contro. Il vero snobismo non è quello attribuito ai colti: è quello di chi riversa sulla cosiddetta “gente” parole vuote, spazzatura televisiva, falsità. Quanto disprezzo per il popolo deve esserci, in chi crea la propria fortuna togliendo al popolo la cultura, la lingua, le parole.

Nulla è più rivoluzionario, oggi, che rispettare le parole. “Grazie, prego”. C'è più energia, più originalità, più efficacia, nello smontare con altri toni, gentili, la coazione aspra che oggi domina. E annoia. E opprime. Riprendiamocele, le parole, maneggiamole con cautela, brandiamole con il rispetto che meritano. Che meritiamo.


Se potete stampatelo e distribuitelo, qui il link alla versione in pdf.