mercoledì 25 aprile 2007

DECREPITI, FOSSILI E FANTASMI


Oggi è il 25 Aprile, come spesso avviene in questi giorni di festa mia moglie lavora all'autogrill ed ho un po di tempo da dedicare al BLOG.
Sono appena passato a portargli il pranzo, districandomi in un traffico da urlo sulla superstrada e tra una selva di mani accalcate al bancone del caffe.

Distratti da tutti i nostri impegni e grattacapi quotidiani, siamo ormai assuefatti ai milioni di persone che si spostano per centinaia di chilometri, spesso in groppa a quei pesanti pachidermi che vanno tanto di moda e che si pavoneggiano del bel nome SUV, certo chiamarli GIPPONInon aveva lo stesso fascino. ;-)
E' così che mi è balzata nella mente un'immagine: una marea di persone che se ne vanno in giro su delle enormi bare ambulanti, io stesso che me ne andavo in giro sulla mia pandina blu mi ritrovo a cavallo di una più modesta urna cineraria a bruciare la mia quotidiana quota di idrocarburi.

Se ci pensate bene tutta la nostra società dei trasporti si basa su concetti che quando non sono "morti" sono quantomeno "vecchi decrepiti".

Cominciamo senz'altro dal petrolio: una melma putrida, che non è altro il risultato della decomposizione di cadaveri animali e vegetali; un liquido fecale, distillato, trattato, imbellettato e ripulito alla bene-meglio fino a diventare benzina, gasolio ma "succo di morto" è e tale rimane, fintantoché non ce lo ritroviamo pure nei polmoni, vaporizzato dalla combustione.
Per non parlare della "morte" legata al commercio ed alla corsa all'accaparramento di questo insulso materiale.

Non parliamo poi del motore a scoppio: un pesantissimo pezzo di ferro, vecchio di cent'anni che si tiene su con chirurgie estetiche ma che in realtà non si è mai rinnovato; un vero e proprio "forno crematorio" che brucia litri e litri di cadaveri liquidi (il petrolio insomma) per ottenere un rendimento pari all'incirca al 20-25%.

Poi c'è l'involucro, la struttura e la carrozzeria dell'auto: una luccicante e pesantissima scatola in plastica ed acciaio, che quando ha un'incidente può trasformarsi in un micidiale ammasso di lame e che quindi per questo motivo deve essere sempre più grande e pesante, per darci maggiore sicurezza e non rischiare quindi che l'altro con il quale ci scontriamo abbia un ammasso di lame più grande e potente del nostro (morte tua vita mia insomma).

Oltre tutto questo idilliaco panorama ci sono poi i "fantasmi": sono le nuove tecniche, le nuove tecnologie. Tecniche e Tecnologie che sono nuove, a volte da più di trent'anni come ad esempio il fotovoltaico, ma che risultano essere degli eterni bambini, tecnologie in eterna fase di sviluppo e che soffrono di un mare incurabile che li rende sempre più evanescenti ed invisibili come ormai dei fantasmi.
Questo male incurabile, che ha preso tanti nomi: mancanza di investimenti nella ricerca, non competitività economica, a volte ha pure preso le sembianze oscure di complotto addossandone colpe e misfatti agli sceicchi arabi; in realtà lo si può identificare in una parola semplice "mercato".
E' quel mercato malato legato sempre e comunque alla redditività a brevissimo periodo, ma è anche quel mercato che ci spaccia tecnologie e prodotti obsoleti come ultime novità, che ci vende un prodotto ad un prezzo non legato al suo effettivo valore ma legato alla nostra disponibilità a spendere per ottenere quel prodotto, quel mercato che ci guida nella scelta di quelle che sono le nostre necessità e priorità.

Tanto per esemplificare creare un telefono cellulare che integri al suo interno dei CCD da 5 megapixel invece che da 1-2 sarebbe più che fattibile ed avrebbe un costo irrisoriamente più alto, solo che ucciderebbe il mercato delle fotocamere digitali e quindi vendendo meno diminuirebbero i ricavi.

Creare auto economiche, sicure, leggere, con motori ad alti rendimenti è già possibile, probabilmente lo è da decenni... è la riduzione dei consumi economici e conseguentemente del mercato che spaventa, ma che sarebbe probabilmente anche l'unica salvezza possibile per il pianeta.

Eccoci quindi qua, a foraggiare il mercato e la salute delle grandi aziende in nome di un discutibile benessere collettivo ed allo stesso tempo a distruggere l'ambiente nel quale viviamo.
Tutto questo almeno fintantoché il danno sarà talmente grande che la salvaguardia dell'ambiente diventerà esso stesso un business ed un mercato da sfruttare.
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